Il melograno è la pianta (nome scientifico Punica granatum) appartenente alla famiglia delle Lythraceae e originaria della regione compresa tra Inran e Caucaso e successivamente diffusa nell’intera macchia mediterranea: nel nostro Paese è prevalentemente coltivata in Sicilia, Puglia ma anche nel Veneto.
La melograna è il suo frutto, una bacca che presenta al suo interno numerosissimi semini o chicci circondati da una polpa rossa intensa e succosa. Il gusto dolciastro viene smorzato nel finale da una nota acidula, motivo per cui viene amata e odiata da tanti.
Chiarito il dilemma che attanaglia tutti tra melograno e melagrana vediamo i suoi valori nutrizionali. La melagrana presenta, come la maggior parte della frutta, un elevato contenuto di acqua pari all’80,5% con un bassissimo contenuto calorico pari a 68 kcal per 100g di prodotto; ricca di zuccheri semplici (15,9g su 100g) ha anche un discreto contenuto di fibra (2,2g su 100g) che risiede nei semini (motivo per cui è preferibile mangiarla per intero e ridurre il consumo di frullati e spremute).
Le sue proprietà nutrizionali, invece, risiedono nel fatto che la melagrana è un concentrato di composti vitaminici e fenolici. Ha, difatti, un buon contenuto di Vitamina C, importante antiossidante, antinfiammatorio, stimolatore delle difese immunitarie oltre a contribuire all’assorbimento di ferro; di Vitamina K importante antiemorragico, contribuendo all’azione coagulante del sangue (a tal proposito la melagrana rientra tra gli alimenti da evitare nei soggetti che assumono farmaci anticoagulanti!); di Vitamina B9 (acido folico) importante nelle donne in gravidanza per la prevenzione delle malformazioni neuronali del feto (spina bifida). Tra i sali minerali più rappresentati ritroviamo sicuramente il potassio, importante per la contrazione muscolare e cardiaca oltre a regolare l’omeostasi idrica e la pressione arteriosa.
Il tipico colore rosso dei chicchi di melagrana derivano al suo contenuto di antocianine, importanti composti fenolici implicati nel miglioramento dei parametri di rischio cardiovascolare: profilo lipidico ed elasticità dei vasi sanguigni. Altri composti fenolici contenuti nella melagrana sono gli ellagitannini, che una volta arrivati a livello intestinale vengono trasformati in acido ellagico con importante azione antinfiammatoria e antiossidante. Sempre a livello intestinale, il nostro microbiota (flora batterica intestinale) sembrerebbe essere in grado di trasformare questi polifenoli in urolitina A, una sostanza con azione antitumorale, antimicrobica, antinvecchiamento e più in generale antiossidante (da confermare nell’uomo).
Ma a questo punto, come si mangia la melagrana? Vi mostro almeno 6 modi per gustare questo frutto, la cui stagione tipica risiede proprio tra settembre ed ottobre e di cui spesso ci si dimentica l’esistenza per la “scomodità” nella sua pulizia, per la sua forma e per il retrogusto acidulo non amato da molti:
- come frutto intero, spiluccando chicco per chicco durante lo spuntino mattutino o pomeridiano
- dentro lo yogurt o il porridge per una colazione più ricercata e colorata
- come ingrediente dentro le nostre insalatone miste come antipasto
- per insaporire carne di vitello e manzo, come arista, arrosti e straccetti e aumentare anche l’assorbimento di ferro
- come spremuta o frullato da bere durante la giornata
- come ingrediente o farcitura di dolci autunnali per un’importante occasione (esempio cheesecake con melagrana).
E voi come la mangiate?

Lascia un commento